giovedì 25 maggio 2017

E' qui la festa?

Sabato scorso sono stata a trovare Marta Faiolo nel suo atelier.






... ma no, chiamiamolo con il suo nome: laboratorio!


In effetti è un vero e proprio laboratorio: tessuti, macchine per cucire, fili e idee, idee, idee. Tanto da imparare, da Marta.






Uno scricciolo pieno di energie, anche se alle 18 di un sabato in cui ha aperto il suo laboratorio alle amiche, alle clienti e alle curiose, lo scricciolo era un po' sfatto, ma ancora pieno di idee e di soluzioni (per esempio come accontentare la cliente giovanissima e snella ma, come si diceva una volta, "ben dotata").






- Mi piace tanto lavorare così -mi dice- sempre pronta a lavorare sull'ultima intuizione, sui desideri delle clienti, sul tessuto che ho trovato e che mi stuzzica da morire.


- Ho tanto da fare, ci sono le clienti storiche e quelle nuove, alcuni negozi con cui collaboro e che mi chiedono dei prodotti particolari.


Le dico che ho visto degli abiti allegri che, da cliente, si capisce subito che non sono Desigual, e nemmeno delle scimmiottate.








Non so se per lei sia un complimento, non so nemmeno io se gliel'abbia detto come un complimento... ma per me è chiaro: sono outfit Ma Felicita, non delle imitazioni (o come si dice, "ispirazioni").


Mentre proviamo a fare due parole, Marta fa su e giù con me per assistere le clienti che stanno girando al piano superiore, e lì trovo un sacco di cose che mi chiamano e io devo fotografare... mentre le clienti se le accaparrano!




Ecco, questo mi sarebbe stato proprio a pennello...



- Ogni anno preparo due eventi di apertura del Laboratorio, in questo modo riesco a mostrare la mia attività anche a chi ancora non la conosce, ed è uno strumento meraviglioso di incontro e di nascita di nuovi spunti, nonchè di apertura della stagione alle porte.

Cosa hai intenzione di fare nei prossimi mesi?

- Nei prossimi mesi sarò occupata con gli ordini delle clienti (l'evento di sabato 20 è andato benissimo, ndr) e con la preparazione della collezione autunno/inverno.
Fino a metà giugno il laboratorio è comunque aperto su appuntamento, quindi le visite sono sempre gradite.

Qualcosa mi dice che tornerò a suonare al campanello di Marta, se non altro per prenderci un caffè insieme nel cortile... attività frenetica permettendo!

















venerdì 19 maggio 2017

Tempo di verifiche!

Siamo ormai quasi a fine maggio e se la memoria non ci inganna, in questo periodo a scuola i professori ci sottoponevano a crudeli verifiche su tutto il programma.


Noi non siamo così cattive, ma vogliamo che le nostre lettrici e i nostri lettori siano preparati davanti alla nuova stagione.


Quindi vi suggeriamo di dare un'occhiata attenta alle suggestioni più originali del panorama modaiolo sul nostro blog.


Qui di seguito trovate dei suggerimenti ma questo non giustifica che non siate preparati sugli altri argomenti trattati 😉


... ciao, alla prossima settimana!





















sabato 13 maggio 2017

Un viaggio a L'Havana... un anno dopo

Erano i primi di giugno dello scorso anno quando Moda in Turin incontrava per la prima volta Massiel, lo spirito creativo di TorinoHavana.





Quello che ci colpì fu il sorriso e la determinazione di questa ragazza che si era portata dietro il sole della sua terra, e riproponeva questo stile di vita allegro, caldo e solare attraverso i suoi costumi.
Costumi, diciamo subito, che non sono proprio per tutti i fisici, ma che fanno sognare... eccome!

Ad un anno di distanza, ecco quello che Massiel ha da raccontarci:

Massiel, cosa è successo dopo la Torino Fashion Week?

Dopo la TFW ho vissuto un anno pienissimo di impegni: a quelli che già avevo ho potuto affiancare molte altre collaborazioni e molte altre opportunità di ampliare il bacino dei miei estimatori, a cominciare dall'esperienza elettrizzante della Milano Fashion Week a settembre


A Milano ho portato la stessa collezione che sfilò a Torino, leggermente arricchita: ha portato bene!

TorinoHavana è piaciuta?

Sì, molto, dalla MFW ho avuto contatti con clienti privati, ma anche con operatori del settore di Taormina e Ibiza, per cui le prossime sfilate di TH saranno là: sole e mare mi mancano tanto, ed avrò l'opportunità di presentare i miei costumi in luoghi davvero favolosi.

Il core business di TH è quindi il costume?

Sì, ma fino ad un certo punto. I miei clienti apprezzano il mio stile eclettico, o il mio modo di lavorare, se vogliamo, e mi chiedono anche abiti da indossare in momenti particolari, come un evento importante o un matrimonio.





Senti Massiel, non resisto: su Facebook ti ho vista arrampicata in maniera spettacolare su un palo della pole dance... capisco che tu sia giovane e piena di energie, ma anche questa passione da dove arriva?

Ah, questa passione ce l'ho da un po', un bel po'! (sorriso enorme): mi piace tanto, ti scarica, ti dà disciplina, ti cambia il corpo, ogni settimana incontro le mie amiche di pole e ogni settimana faccio esercizi a volte molto faticosi ma di grande soddisfazione.
Poi devo aggiungere che il mondo della pole e dello sport in generale lo conosco anche come stilista: da anni ormai produco i costumi per la Pole Dance e in genere per le atlete che me li richiedono.

Davvero? come si fa un costume da pole dance? che materiali usi?

Una delle mie grandi collaborazioni è quella con Valeria Bonalume, una grande performer italiana che si è esibita con i miei costumi a "Ballando con le Stelle" e a "Chiambretti Supermarket"; ormai preparo i suoi costumi da più di 7 anni... studiamo insieme il modello a cui Valeria vorrebbe arrivare e man mano nasce una nuova creazione.
I tessuti sono fondamentalmente il jersey, la rete elasticizzata, molte applicazioni in Swarovski... è un lavoro molto tecnico, ma insieme creativo e divertente.


Ah!, e poi creo costumi per il teatro...

Sono basita, come fai?
La tua linea, i clienti privati, la pole, il teatro...

... infatti mi spiace ma quest'anno non sarò alla Torino Fashion Week: la collezione non è ancora pronta, non come la voglio io.
La presenterò più avanti, probabilmente dopo l'estate, ora ho troppe cose che mi aspettano: ai primi di giugno sfilerò a Taormina, alla fine ad Ibiza, ma in mezzo verrò di sicuro a dare un'occhiata alla TFW ed agli amici che sfileranno!


ps: ho salutato Massiel e mi sono rituffata nella pioggia che da giorni bagnava Torino... capisco che le manchino il sole e il mare della sua Cuba!

giovedì 4 maggio 2017

Graphic novel - La Boutique di Marta, la 'striscia' a fumetti - Episodio 3

Torna a grande richiesta la nostra graphic novel 'La boutique di Marta'.
  

Marta, disegnata dalla matita di Elena, ci racconta cosa succede in un negozio, cosa combinano le clienti, le piccole e buffe storie di chi ha una vetrina.

La storia di oggi racconta una storia che tutti sanno: arriva la primavera!

Buon divertimento!












 

Se volete vedere cosa succede se Marta diventa un film, cliccate qui.
 
 

Graphic novel - La Boutique di Marta, il film - Episodio 3


Torna a grande richiesta la nostra graphic novel 'La boutique di Marta'.
  

Marta, disegnata dalla matita di Elena, ci racconta cosa succede in un negozio, cosa combinano le clienti, le piccole e buffe storie di chi ha una vetrina.

La storia di oggi racconta una storia che tutti sanno: arriva la primavera!

Buon divertimento!
 
 




Se preferite leggere la storia di Marta anche nelle più classiche 'strisce' a vignette, la trovate cliccando qui.

giovedì 27 aprile 2017

Dzoyé: un sogno ai vostri piedi


Quando sono stata a Pralormo, per l’evento annuale “Messer Tulipano”, sono stata rapita da una serie di strane scarpe… a guardarle meglio, erano zoccoli. I tipici zoccoli valdostani. Bellissimi, però.

Così, ho decisi di conoscere meglio la loro storia, e così ho conosciuto Chicco Margaroli.








Formatasi all’Accademia delle Belle Arti di Torino, dotata di un senso artistico innato, Chicco è un’artista a tutto tondo: le sue installazioni artistiche vanno dai giardini alle facciate degli edifici, alle opere esposte nelle più diverse mostre; quindi ho deciso di intervistarla: ne è nata una chiacchierata al telefono piena di entusiasmo e di belle cose da imparare…

 

Buongiorno Chicco, e complimenti innanzitutto: le sue Soques sono meravigliose!

Da quanto tempo è nata questa linea?

La linea delle “Dzoyé” (che in Valdostano significa “giocare”) è nata 6 anni fa, in modo assolutamente casuale, leggero e divertente da una suggestione che mi ha colpita dopo aver visto un paio di curiose scarpe trovate a Courmayeur (erano delle Melissa nere, lucide, a forma di zoccolo olandese); lì mi chiesi se non potevamo utilizzare un prodotto caratteristico del nostro territorio e lavorarlo, lo zoccolo valdostano appunto, una scarpa antica ma che si può rinnovare in mille modi.

Io amo il tema del rinnovo, penso che attraverso questo si possa utilizzare tutta la nostra cultura in modo più fantasioso e insieme renderle onore.

Come nasce l’idea dello zoccolo personalizzato?

Una volta le Soques percorrevano la storia della famiglia; qui in Valle d’Aosta, in tempi di vere ristrettezze un paio di Soques passava di padre in figlio, di fratello in fratello… ora, in termini diversi ovviamente, queste Soques possono passare di madre in figlia (o di padre in figlio visto che le produco anche da uomo), con temi sicuramente diversi dallo standard, temi che stanno a cuore al cliente o che si riallacciano a momenti particolari della mia storia di artista, esattamente come quelli che sono stati in esposizione a Pralormo.




Dove reperisce le materie prime per la lavorazione dei Soques?

Innanzitutto i materiali sono tutti di qualità, lavorati in modo naturale da aziende che si occupano di lavorazione del legno per quanto riguarda le basi (tutte le basi delle Soques sono di legno di Ontano), e della lavorazione dello scamosciato che viene utilizzato per la tomaia (suede foderato); purtroppo la valle d’aosta non ha più le competenze per la produzione di questi articoli, e non c’è più una conceria che lavori le tomaie. Basi e tomaie vengono assemblate, e di lì inizia la “nascita” delle mie Dzoyè

 

Quanto tempo serve per realizzare un paio di Dzoyé?

Dalle 10 alle 12 ore: dopo l’assemblaggio passo alla coloritura, utilizzando una ricetta polimerica esclusiva, più dei fissativi: sono tutti materiali che mi hanno richiesto 2 anni di ricerca e che sono di alta resistenza, tutti restaurabili, pensi che più una Soque viene restaurata, più diventa impermeabile… una Dzoyè si può portare tutta la vita! Ogni paio inoltre è assolutamente diverso dagli altri, è diverso per definizione: la sinistra è diversa dalla destra, e anche il retro della soque è diverso uno dall’altro.

Creo delle soques diverse a seconda delle richieste o dei colori moda del periodo: ovviamente, se si sceglie un tema, lo stesso va adattato alla misura della soque (il disegno perderebbe ogni traccia di “verità”, alla quale invece tengo molto).


Quindi lei non crea Dzoyé in anticipo? Sì, in realtà io preparo sempre qualcosa per lo showroom al fine di mostrare il mio lavoro, ed in quel caso, mi ispiro ai colori del momento come accennavo prima, o agli eventi che possono godere di una scarpa particolare: un matrimonio, ad esempio. Ormai siamo quasi a quota 1500 Dzoyé prodotte.
Scarpe per un matrimonio... la scritta dice: me pe te plat pe le pacioq (io per te mi butterei nel fango)





 

Dal sito si legge che uno degli ambasciatori di Dzoyé è Daria Bignardi, una donna le cui scelte sono spesso fuori dai luoghi comuni: com’è nata la vostra collaborazione?  
La signora Bignardi frequenta la valle di Gressoney, dove tempo fa è stata invitata al “Festival delle Nuove Vie”, al quale io ero stata a mia volta invitata per presentare le mie Soques: ci siamo conosciute lì, io ho portato una Dzoyé per Daria, come faccio ogni anno per ogni invitata e così ho potuto far conoscere le Soques anche a lei, per la quale preparai un paio di Dzoyé arancione, chiamate “In Media's Res”, giocando sulla frase latina e sul fatto che la signora lavora nei media.


 
Quali sono le difficoltà del realizzare questi che sono i “sogni” delle sue clienti? Non è una difficoltà, ma è sempre un lavoro di comprensione: io interpreto artisticamente il sogno, o la vita, o la storia, in una parola quello che la cliente desidera indossare, e passo passo lo ricreo sulla Dzoyé, sempre tenendomi in contatto con lei, partendo dalla scelta dei colori alla realizzazione del disegno… questo anche quando si tratta di dipingere sulle Dzoyé una cosa a cui mai avrei pensato: una volta un cliente giapponese ha voluto un paio di Soques con Alice ed il Coniglio Bianco, che a me mai sarebbe venuto in mente, ma il cliente è stato un disegnatore Disney, e questa era la “sua” storia.

 

Se una donna di Roma, per esempio, si innamorasse dell’idea di un sogno da calzare, come potrebbe realizzare il desiderio, a parte viaggiare fino ad Aosta o a Milano?
Mi può contattare tramite il sito: per quanto riguarda la misura da utilizzare, spesso mandiamo delle “maquettes”, affinché la cliente possa prendere la misura del suo piede sulle forme che utilizziamo qui; la cliente fa anche delle foto, al fine di rendere tutto il più simile possibile alla misurazione che faremmo qui ad Aosta o nello showroom di Milano. Dopo di che, sempre via foto e telefonate, si passa alla definizione dei colori, dei disegni, del messaggio che quel paio di Dzoyé deve veicolare soprattutto alla persona cui appartengono.

Passando ad argomenti meno poetici ma più pratici, quanto può costare un paio di Soques?

In Italia un paio di Dzoyé costa 800 euro, più I.V.A.; questo prezzo comprende ovviamente le Soques più la loro scatola in legno dipinta con lo stesso tema, un libro d’arte sull’attività di Dzoyé ed un sacchetto di lino firmato a mano dall’artista, ma creato dalla cooperativa Fili Intrecciati, che grazie all’operatività di ragazzi in difficoltà e i loro insegnanti, ci produce le buste di corredo in lino cucite a mano. Ne siamo onorati!

Per un dovere di riconoscenza alla mia Valle però, i valligiani possono comprare un paio di Dzoyé ad un prezzo inferiore: in fondo, si tratta di un’eredità comune, un bene prezioso che la gente della Valle d’Aosta condivide da sempre.


... avevo ragione? Sono deliziose, no?
Allora muovetevi ad andarle a vedere dal vivo: l'esposizione di Messer Tulipano chiude il 1° maggio!




P.S.: Potete trovare tutte le informazioni ai seguenti siti:

venerdì 21 aprile 2017

Pietro Barbieri: la stagione delle pieghe del tempo




Di suggestione in suggestione, questa settimana raccontiamo della primavera/estate di Pietro Barbieri, che ha presentato qualche giorno fa la prima capsule della collezione. Il tema della sua SS è Folds, ossia pieghe.



"L'ispirazione è partita da una serie di concatenazioni di pensieri - racconta Barbieri -. Riflettevo sulle mie decadi di riferimento, su quel gusto e sulle somiglianze del periodo storico che stiamo vivendo".


Pietro fa riferimento al periodo storico che più ama come stile, ossia dagli anni '10 del Novecento fino agli anni '30, come ci ha raccontato in questa intervista.



"E quindi più che cicli che si ripetono, ho pensato a fogli uno sull'altro, alle pieghe del tempo - spiega -. Questa cosa mi ha intrigato... E ho usato la piega come leitmotiv della collezione".


Così è nata la gonna pantalone con ampia piega centrale, le camicie con pieghe che si creano grazie a pins da bretelle, i pantaloni con pieghe che nascondono le tasche.


E poi ancora una personale rivisitazione del frac, che mostriamo nelle foto qui sotto, o la giacca con doppio reverse tagliato a metà.

Il frac davanti

Il frac dietro

"Per giugno presenterò l'estate e continuerò nella stessa direzione, cambiando tessuti e forme - conclude Barbieri - ma è la collezione delle Folds!".

Qui sotto ancora alcune suggestioni della capsule Folds

Giacca a doppio reverse